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Formazione spirituale

1 - SPIRITUALITA' degli IdR

Premessa

Il Progetto diocesano dell'Ufficio IRC, presentato nell'Assemblea degli IdR del 12 nov. 2011 (vedi file Ppt), per la spiritualità dell'IdR tiene come punto di riferimento le relazioni di Mons. Giosuè Tosoni e di Mons. Giuseppe Betori. Punto di riferimento basilare per il prossimo decennio, ovviamente, rimane il documento della CEI "Educare alla vita nuova del Vangelo" nella sua proposta generale e, in particolare per quanto riguarda il servizio educativo ecclesiale richiesto agli IdR. (cfr. nn. 5, 35, 46, 47 e 51). Tutto il lavoro dell'Ufficio verrà svolto dentro l'ottica educativa e formativa dei documenti presenti in questa pagina.

Qui indichiamo alcuni sintetici punti chiarificatori dai quali l'ufficio diocesano IRC non potrà prescindere nell'orientare la propria prassi (progetto formativo e assegnazione delle ore), invitando gli idR a leggere e ad attenersi integralmente il testo dei due relatori e alla lettera di chiarimento che il Vescovo Giovanni ha inviato agli IdR della Diocesi.

 

G.Tosoni:


"Il tema in questione  può essere sviluppato in maniera diversa. Dipende da che cosa si intende per  spiritualità (vita vissuta nello Spirito),  se la si intende  in senso ampio o in senso più ristretto. Al temine del Corso di Assisi/1 per formatori dei formatori, Enzo Biemmi ne parlava in questo modo: “La sorgente della spiritualità di un Idr sta nel cuore della sua professionalità, nel modo con cui egli vive e la interpreta” (…). Opportunamente per lui si parla di „spiritualità incarnata‟…, anche se può e deve essere sostenuta da momenti specifici di spiritualità” (Notiziario del Servizio nazionale Irc, luglio 2006, 181-182).

La spiritualità  viene qui intesa come un modo di essere dell’Idr in tutto quello che opera, sostenuto e guidato dalla disciplina che insegna. Non viene relegata a momenti  speciali per un’attenzione più motivazionale della propria formazione, che pure  ci devono essere. In questo modo la vogliamo interpretare in questa riflessione, salvaguardando l’esigenza di richiamare alcuni di questi momenti fondanti la spiritualità così intesa"...

 

Mons. Betori

"Che cosa società e Chiesa possono aspettarsi in concreto dal docente di religione? Vedo nella vostra azione una risorsa che si dispone su tre livelli, che possiamo argomentare in questo modo: una rilevante risorsa educativa, in chiave religiosa, secondo una cercata sinergia scolastica ed extrascolastica. Se si dovesse riassumere in una immagine tutto ciò, si potrebbe parlare di un docente di IRC come costruttore di ponti contro ghetti e barriere, “uomo e donna della sintesi” per usare una bella definizione della Nota dei Vescovi del 1991, Insegnare religione cattolica oggi"...

E infine, ma non ultimo, il servizio del docente di religione alla Chiesa. Se così non fosse, questa sarebbe privata di risorse altrimenti non disponibili.

Ho già accennato come l’insegnante di religione impatta con la comunità: proprio facendo il buon insegnante di religione, proponendo il binomio “fede e cultura” in forma corretta, assumendo il proprio ruolo educativo. Ma questo è possibile proprio solo se l’insegnante non vive ai margini della comunità cristiana, ma vi sta da protagonista e in considerazione della sua competenza in ordine alla comunicazione della fede. Tirarsi fuori, quasi ignorando la comunità, riducendo la propria presenza alla sola partecipazione alla messa domenicale, è privarla di un bene che le spetta. Ma sarebbe anche manchevole quella comunità che privasse l’insegnante di religione del dovuto riconoscimento del servizio che egli rende alla fede mediante la sua presenza nella scuola.Vi è una gamma di rapporti di non piccolo valore su cui si dovrà fare un processo di migliore chiarificazione, comunicazione e comunione tra comunità cristiana ed insegnanti di religione, sulla quale il Convegno dei direttori e dei responsabili degli Uffici scuola diocesani, che si è svolto a Taranto nel marzo scorso, ha già espresso alcune indicazioni operative.E infine, ma non ultimo, il servizio del docente di religione alla Chiesa. Se così non fosse, questa sarebbe privata di risorse altrimenti non disponibili.

 

La Vita nuova del Vangelo

" 5. Tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la  cura del bene delle persone, nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente. Ciò comporta la specifica responsabilità di educare al gusto dell’autentica bellezza della vita, sia nell’orizzonte proprio della fede, che matura nel dono pasquale della vita nuova, sia come prospettiva pedagogica e culturale, aperta alle donne e agli uomini di qualsiasi religione e cultura, ai non credenti, agli agnostici e a quanti cercano Dio."

" 35.  Nell’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa, ogni battezzato ha ricevuto da Dio una personale chiamata per l’edificazione e la crescita della comunità: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione... Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri  di essere profeti, ad altri ancora  di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a  compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo» (Ef 4,4.11-12). La complessità dell’azione educativa sollecita i cristiani ad adoperarsi  in ogni modo affinché si realizzi «un’alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale». Fede, cultura ed educazione interagiscono, ponendo in rapporto dinamico e costruttivo le varie dimensioni della vita."

" 46. La scuola si trova oggi ad affrontare una sfida molto complessa, che riguarda la sua stessa identità e i suoi obiettivi. Essa, infatti, ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio  e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla crescita del senso del bene comune."

47. Al raggiungimento di questi obiettivi può dare un qualificato contributo il  docente di religione cattolica, che insegna una disciplina curriculare inserita a pieno titolo nelle finalità della scuola e promuove un proficuo dialogo con i colleghi, rappresentando  – in quanto figura competente e qualificata – una forma di servizio della comunità ecclesiale all’istituzione scolastica."

cfr. Cap.1

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  • Si veda anche:
  • Il discorso di Giovanni Paolo II sull'IRC nella scuola pubblica. (vedi) e Nota della CEI del 1991 (vedi).
  • BENEDETTO XVI, Discorso agli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile 2009. 29 (vedi).
  • La lettera del vescovo Giovanni inviata agli IdR della Diocesi (vedi) e il Vangelo di Lc 14,1,7-14 (vedi).